Making of

Con The Platform vogliamo raccontare cosa accade quando la tecnologia smette di essere un rifugio e diventa uno specchio. Viviamo in un tempo in cui le dipendenze digitali non sono deviazioni marginali, ma risposte emotive a dolori profondi: solitudine, perdita, vergogna, bisogno di riconoscimento.
La nostra ambizione è mostrare ciò che normalmente resta nascosto dietro lo schermo: la fragilità che accomuna tutti.
Il Cilindro hi-tech nel deserto nasce come metafora: un luogo trasparente, controllato, dove i nostri personaggi non possono nascondersi. La parete reagisce, amplifica, distorce: mette in scena la parte più vulnerabile di ciascuno e la mostra al mondo.
Ma è nella seconda metà della serie che la posta in gioco cresce improvvisamente. Quando il Cilindro scompare, i protagonisti si ritrovano nel deserto reale, costretti ad affrontare fame, sete, caldo, freddo, disorientamento. E, soprattutto, sono costretti a guardare in faccia i propri fantasmi. In quell’infinita distesa di sabbia emergono il trauma, l’umiliazione, il rimpianto, la paura del rifiuto: tutto ciò da cui la tecnologia li aveva sempre protetti prende forma.

La nostra visione si realizza attraverso l’uso della produzione virtuale, grazie a Unreal Engine 5, LED Wall e alle altre infrastrutture dello studio di virtual production del LABS – Laboratorio Audiovisivo per lo Spettacolo dell’Università La Sapienza di Roma. Questa tecnologia garantisce un controllo artistico totale e un’immersione sensoriale impossibile da ottenere con mezzi tradizionali.

The Platform è, per noi, un viaggio di verità: un racconto di sopravvivenza fisica e psicologica, una storia in cui la tecnologia non è il nemico ma il linguaggio attraverso cui finalmente riusciamo a vedere chi siamo davvero.

Viviamo in un mondo sempre più connesso: smartphone, social media, gaming, shopping online. Strumenti che semplificano la vita, intrattengono e ci mettono in relazione. Ma cosa succede quando il confine tra uso e abuso si assottiglia fino a scomparire?

Da questa domanda è partita la riflessione che ci ha portato alla realizzazione di The Platform. L’obiettivo era creare una serie capace di esplorare – e far comprendere – le nuove dipendenze digitali, non per demonizzare la tecnologia, ma per trasformarla in uno strumento di consapevolezza e cambiamento. La tecnologia, infatti, non è il problema: è la chiave per aprire gli occhi su ciò che accade dentro e fuori di noi.

Per costruire personaggi credibili e dinamiche realistiche, abbiamo collaborato con il Dipartimento di Psicologia Sperimentale dell’Università La Sapienza, che ha raccolto interviste, testimonianze e dati clinici relativi a casi reali. Da questo materiale sono emerse diverse tipologie di dipendenze tecnologiche, ciascuna tradotta in un protagonista con conflitti e fragilità proprie.

Sul fronte narrativo abbiamo scelto di ispirarci al linguaggio del reality show, la forma di intrattenimento più centrata sull’osservazione dei comportamenti. Qui, però, non si tratta di decidere chi sarà eliminato: i comportamenti dei concorrenti sono analizzati dalla psicologa in studio che ne spiega le dinamiche psicologiche, in modo chiaro e semplice.

Anche dal punto di vista tecnico abbiamo fatto una scelta precisa: sfruttare la tecnologia come linguaggio e non solo come estetica. Unreal Engine 5, motion capture, virtual set e LED wall ci hanno permesso di creare un ambiente ipertecnologico coerente con il tema, valorizzando al tempo stesso qualità visiva e precisione narrativa. Un lavoro corale in cui competenze creative e tecniche si sono integrate in modo sinergico.

The Platform è una webserie in sei episodi che usa la tecnologia per contrastare le sue ombre. Nel cuore del deserto, cinque ragazzi con diverse dipendenze digitali si risvegliano all’interno di un enorme cilindro trasparente: una struttura biometrica connessa alla rete, un luogo dove è facile perdersi… ma difficile nascondersi.

Per tornare alle loro vite, i protagonisti devono confrontarsi con i propri comportamenti e con ciò che cercano di evitare. La superficie del Cilindro, simile a un’interfaccia infinita, diventa uno specchio che, moltiplicando impulsi, paure e illusioni, può intrappolare i concorrenti in un’immagine falsata di loro stessi o offrire loro l’occasione di guardarsi davvero.

La serie unisce lo sguardo del reality show alla profondità della terapia psicologica. I comportamenti dei concorrenti, osservati dal pubblico, vengono analizzati in studio in modo chiaro e divulgativo, trasformando l’intrattenimento in un’occasione per comprendere i meccanismi delle dipendenze digitali e riconoscerne i segnali nella vita quotidiana.

L’impianto visivo è parte integrante della narrazione: grazie alla virtual production e a tecnologie come Unreal Engine 5 e LED wall, l’ambientazione digitale è immersiva e altamente simbolica. Riflessi, distorsioni e superfici interattive non sono solo elementi scenografici, ma un linguaggio che racconta come la tecnologia possa amplificare percezioni, identità e fragilità, ma anche aiutarci a ritrovare noi stessi.

Questa combinazione di narrazione intensa, analisi psicologica e innovazione tecnologica permette di realizzare un prodotto di alta qualità che intrattiene, educa e coinvolge, offrendo al pubblico un’esperienza visiva ed emotiva unica.

Con The Platform abbiamo realizzato più di un semplice contenuto d’intrattenimento: abbiamo creato uno strumento di consapevolezza e riflessione. La serie offre al pubblico elementi per riconoscere e comprendere le dipendenze digitali, mostrando comportamenti reali e dinamiche psicologiche spesso ignorate o sottovalutate.

Il messaggio centrale è chiaro: il problema non è la tecnologia, ma l’uso che ne facciamo. Attraverso la narrazione e l’esperienza immersiva dei protagonisti, ci aspettiamo di stimolare nel pubblico una riflessione profonda sul proprio rapporto con il digitale e di incoraggiare un uso più consapevole degli strumenti tecnologici.

La nostra ambizione è che la serie diventi un punto di riferimento sociale ed educativo, utile non solo alla comunità accademica, ma anche a educatori, operatori e famiglie. Mostrando come la tecnologia possa essere al contempo fonte di rischio e strumento di prevenzione, supporto e trasformazione, vogliamo contribuire a costruire una società più consapevole, empatica e attenta al benessere digitale di tutti.

La produzione dei 6 episodi di “The Platform” è stata una sfida sotto molti punti di vista.

Un prodotto così corposo dal punto di vista dei contenuti ha orientato le nostre scelte tecnologiche, è stato necessario lavorare con tecniche consolidate ed efficienti per permetterci di gestire la quantità del lavoro mantenendo un livello qualitativo corrispondente alle aspettative di un pubblico contemporaneo.

Motion Capture markerless, lipSync automatico, l’utilizzo dei più moderni software per l’animazione e per il rendering ci hanno consentito di gestire una mole di lavoro che sarebbe stata inavvicinabile fino a pochi anni fa.

Per rendere più fluida la narrazione, che si caratterizza per la massima parte per i dialoghi informativi, abbiamo scelto di usare contributi di diversa natura che hanno dato variazione e fluidità al discorso, l’armonizzazione di questi diversi linguaggi è stato forse il task di lavoro più complesso, che ha avuto bisogno di un tempo di maturazione ma che poi ha reso il prodotto omogeneo anche se costituito di parti in 3d real time, parti di riprese video, parti di Motion Graphics e infine anche parti di generazione di immagini in AI.

La contaminazione dei linguaggi è del resto uno degli aspetti più evidenti della cultura contemporanea e, se usata correttamente, è un mezzo fondamentale per parlare al pubblico che è direttamente interessato al tema di “The Platform”.

Il gruppo di lavoro, dunque, ha avuto un primo momento di confronto e successivamente di approfondimento delle specificità professionali di ciascuno dei professionisti che lo compongono, al fine di costruire questo “mosaico visivo e narrativo” che porta con sé il messaggio contenuto nella sceneggiatura.

E questo messaggio è ovviamente molto importante e sentito, il tema delle dipendenze tecnologiche affrontato con le più moderne tecnologie può sembrare un ossimoro ma in realtà proprio la tecnologia è lo strumento per correggere sé stessa.